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Il calcio no


Lo so che è più di pancia che di cervello, ma è venuto così.

L'altro giorno una signora che conosco molto bene è stata aggredita in città. Indovinate di che colore era la pelle dell'aggressore? Di che nazionalità era? 

Domenica io e mio marito discutevamo su questa cosa dei pregiudizi. Ne abbiamo tutti e di tutti i colori, certo, non siamo perfetti. Ma almeno cerchiamo di fare il possibile per superarli, cerchiamo di immedesimarci, di provare quella che ormai è sulla bocca un po' di tutti: l'empatia. E che sia sulla bocca di tutti suppongo non sia casuale, dato che il problema è la sua mancanza.

Non sono una femminista, non mi reputo tale, o comunque non mi interessa essere o non essere definita in questo modo. Sono d'accordo che una donna debba avere l'opportunità di arrivare dove può arrivare un uomo, sono d'accordo che un uomo possa accedere a cose che prima erano considerate di esclusivo patrimonio femminile: mi sembra solo normale, non femminista, dato che siamo nel 2017. Sono d'accordo anche che nel male, donne e uomini debbano essere considerati uguali.
Voglio dire: quando sento un amico dire "è brutto vedere una donna barcollare ubriaca in giro per la città" mi sale il nervoso, perché dico: "invece un uomo è bello da vedere?". Se parliamo di pericolosità, posso essere d'accordo, ma anche no, forse si incorre in pericoli diversi ma non c'è bisogno di sottolinearlo. È pericoloso per entrambi, chiunque può approfittare della situazione, che la vittima sia uomo o donna poco importa. E se parliamo di "brutto da vedere" non vedo dove stia la differenza.

Anche nelle piccole cose i pregiudizi spesso mi infastidiscono. 
Per esempio, indovinate con chi, fra mio suocero e mia suocera, ho un rapporto migliore?

Quando un padre nonché insegnante delle superiori, uno che si fa anche vezzo un po' della propria cultura, tira schiaffi – seppur scherzosi, ma non così leggeri – alla figlia (che avrà una decina d'anni) trovo la cosa insopportabile. 
Aver studiato non rende una persona per forza una persona migliore. (Con buona pace del mio prof di italiano delle medie, che sosteneva che da come si veste una persona si può capire se uno è laureato oppure no e, di conseguenza, se è una persona  in gamba oppure no. Ovvio.)
Come trovo insopportabile che quella stessa persona dica una frase come: "che scelga lo sport che vuole, ma non il calcio che si rovina le gambe". A parte che prima di "rovinarsi le gambe" suppongo ce ne voglia, ma dunque una ragazzina non dovrebbe giocare a calcio per soddisfare un supposto canone estetico?

Evito poi la tiritera sulla genitorialità, la suddivisione dei compiti in casa o fuori casa, evito anche di parlare della distinzione fra quello che ci si aspetta facciano i bambini piccolissimi come mia figlia (che, per la cronaca, a un anno adora tirare calci al pallone...).
L'altra sera in un ristorantino c'erano due casse di giochi: una aveva giochi "per bambine" l'altra "per bambini". Forse sono io che esagero, ma resto sempre allibita. Le avrei divise per pericolosità, pezzi grandi e pezzi troppo piccoli sotto un'età, non certo per genere. 

Indovinate chi, fra me e mio marito, ha insegnato a chi a stirare le camicie? A cucinare il risotto?
(Ok, non ne esco benissimo... ma mi rifaccio.)
Indovinate chi, fra me e mio marito, ha cambiato la scheda madre a un vecchio computer, anni fa?

No, non ditemi che certe cose si fanno così perché è un'abitudine, perché io non ci sto. Era abitudine, fino a pochissimi anni fa, forse lo è tutt'ora, anche battezzare i figli e far fare loro la comunione anche se non eri credente. A che pro? Perché così si è sempre fatto. Stocazzo, io faccio fatica ad andare ai funerali perché non ho nessun rapporto con la chiesa e non voglio averlo. Evito anche qui la tiritera sulle possibili opposizioni "ma poi si sente escluso" perché francamente voglio impegnarmi perché mia figlia abbia dentro di sé gli strumenti per essere forte abbastanza da non provare alcun senso di esclusione, apprezzare la propria e la diversità degli altri eccetera eccetera... e dubito che bambini escluderebbero se non fossero i genitori (e anche la struttura stessa della società) a fare in modo che qualcuno si senta o venga escluso (ho di recente scoperto, per es., che se all'asilo scegli di non far fare religione, allora il bambino non sarà coinvolto nei lavoretti di Natale. Natale che tutti festeggiamo "in profondo senso religioso" vero? Dài, su, non prendiamoci in giro).  Non sarebbe bene toglierla dalle scuole, 'sta religione? Oppure fare una storia delle religioni, fra l'altro materia interessantissima e di cui ci sarebbe gran bisogno? (Be', magari non alla scuola dell'infanzia, lasciamoli divertirsi e insegniamogli le lingue, che è il momento migliore, fra l'altro). Poi se vuoi a catechismo ci vai, finita la scuola. O che sia opzionale insieme ad altre materie. Ma va be', non so nemmeno cosa sto qui a scrivere, stiamo parlando dell'Italia, dove ci si preoccupa che gli studenti non vadano a scuola in pantaloni corti più che non vadano a casa con i pensieri ancor più corti. Quanto e quanto in profondità c'è da lavorare.

Vi lascio, ché devo cercare informazioni su Pelé (è per lavoro, io non sopporto il calcio ;))

Commenti


Certi luoghi comuni e certi stereotipi sulla donna sono duri a morire per una cultura superficiale e forse perché ancora non si è del tutto instillato nelle persone il concetto che pari opportunità vuol dire in primo luogo pieno diritto di scelta su cosa fare nella vita di tutti i giorni e pertanto questo principio si deve applicare anche nelle vicende banali del quotidiano e non solo in quelle più pregnanti inerenti scelta del lavoro, parità di retribuzione, ecc…


Peraltro, come hai evidenziato nel tuo post, di luoghi comuni ve ne sono a iosa e sono quasi paragonabili ai detti popolari di una volta. Tipico esempio il rapporto con i suoceri, mica è detto che sia negativo per forza.
Riccardo Giannini ha detto…
L'italiano probabilmente vive di pregiudizi perché è un personaggio abitudinario (e io stesso lo sono). Nel senso che fatica a comprendere cose che vanno oltre agli schemi mentali che si è fatto. Nel tuo post ti destreggi abilmente tra diverse fattispecie di pregiudizi, dallo sport alla religione. L'italiano è fatto così, proprio perché la società in cui cresce è permeata di cattolicesimo, per cui ad esempio l'eliminazione del crocefisso dalle aule scolastiche provoca mal di pancia e scompensi. Un'altra ragione è che la nostra società è vecchia di mentalità e vecchia anche di età media. Ci vuole più buonsenso e razionalità.

ps io so tutto del calcio :D. Che lavori devi fare? Dettagli dettagli
Miky ha detto…
@Daniele infatti spesso ci si concentra su quelli più grandi ed evidenti, mi chiedo se non sia proprio il caso di iniziare da quelli più piccoli, invece.

@Riccardo esatto, buon senso innanzi tutto, e smetterla di aggrapparsi a vuote immagini come fossero verità assolute.

Nulla di che, dovevo solo controllare che alcuni dati riguardanti la vita di Pelé fossero corretti :)

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