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Progettare è metà dell'opera (e della ricompensa emotiva)

Stavo iniziando a scrivere un resoconto di quel che è stato, ma poi mi son detta: "Perché?". E così ho corretto un po' il tiro, perché è l'orizzonte che vedo da lontano a interessarmi adesso.
Le giornate di recente sono state tutte parecchio belle, abbiamo festeggiato il compleanno della piccola, domenica (già 2!) e ho preso in mano un nuovo lavoro che mi dà soddisfazione, anche se è faticoso, quindi mi sento piuttosto appagata. Sono state anche giornate intense, sia per organizzare compleanno-regali-torta sia perché ci siamo buttati a capofitto nell'organizzazione delle vacanze, visto che abbiamo la sfiga di dovercele fare sempre ad agosto e si sa che i costi sono esagerati, e noi siamo un po' esigenti (non siamo davvero esigenti, ma vogliamo fondamentalmente 2 cose: andare in un posto in cui non siamo mai stati e accontentare i gusti di tutti, per quanto possibile. Ah già, anche non dilapidare il conto in banca, e visto che siamo in quattro a muoverci la c…
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È tutto diverso

Oggi devo ringraziare pubblicamente il mio blog. Sì, perché ho capito una cosa importante, o forse più d'una.
Ma prima volevo premettere che sono giorni che arrivo qui, inizio a scrivere un post e poi non riesco a continuare. Non perché non siano vere o sentite le cose che inizio a scrivere, ma perché mi ritrovo un pochino smarrita e non so bene nemmeno io dove sto andando a parare. Ieri sera, dopo aver messo a nanna Dafne ho finito di cercare alcune cose di lavoro e, quando mi sono accorta che mi mancava poco e che stamattina avrei avuto tutto il tempo di finire, ho deciso di passare di qui. Non per scrivere, questa volta, ma per leggere. Per leggermi. Avevo bisogno di capire una cosa. Avevo bisogno di capire com'ero qualche anno fa, perché sentivo che dovevo ritrovarmi. È stato utile, e non è stato nemmeno imbarazzante come lo è invece rileggere la tesi scritta ormai tanti anni fa. Ho ritrovato me. Ho ripercorso quei giorni, saltando dal 2011 al 2012 agli anni dopo. Non ho …

Pesantezza

Lo so, sono parecchio assente. È un periodo un po' negativo, niente di grave, ma ci sono una serie di piccole-grandi cose che mi fanno vivere le giornate con poca serenità. Non voglio entrare nel dettaglio perché ne ho parlato fino allo sfinimento con mio marito e ci sono semplicemente delle cose che in questo momento non possono cambiare e altre che non dipendono proprio da me, né da nessun altro. D'altro canto andrebbe già meglio se di alcune di queste cose me ne fregassi (anzi, me ne sbattessi il cazzo, come direbbe lui :)) ma non sono capace, ed è difficile modificare un'indole. Eppure siccome mi sto piacendo sempre meno in questo mood così negativo, voglio trovare il modo per spezzare la spirale discendente, fare un salto e cambiare direzione, seppur di poco, alle cose.  Vi è mai capitato di farlo? Quali cose avete fatto? Non credo mi basti provare a lavarmi i denti con la mano sinistra o modificare la mia colazione, come ho letto da qualche parte... ma da qualcosa do…

Il filo

Sabato pomeriggio sono venuti qui due amici del figlio di mio marito a giocare alla PlayStation. E, con i dovuti arrangiamenti, è stato subito Stranger Things (senza però tutta la parte strana). Mi spiego meglio. Innanzi tutto vi dico che siamo in astinenza da Stranger Things dopo aver finito di vedere la seconda serie. Perché siamo dei fottuti nostalgici, evidentemente. Perché come fai, alla nostra età, a non riconoscere il te stesso ragazzino in quei dodicenni che si ritrovano a casa di uno a giocare a giochi di ruolo, che girano per il paese in bicicletta, che sono un gruppo con delle regole, che si vogliono bene, scazzano, si riappacificano e tutto il resto. Poi ci sono le cose strane, alla Stephen King, che chi come me a dodici anni si immergeva nei suoi romanzi e racconti come un pesce in mare... va be', che ve lo dico a fare. E così sabato pomeriggio mi sono sentita nostalgica, anni Ottanta, e vecchia. Ma molto felice della felicità altrui. Perché ho visto felicità in quel…

Le prime farfalle

Volevo scrivere un post e mi sono venute fuori delle cose di cui non sono sicura di aver voglia di parlare. Però il fatto che siano uscite dovrebbe essere un bene, ma ci devo pensare su. Intanto ve ne racconto un'altra.
Quando ero alle medie, attraversavamo il cortile sul retro per raggiungere l'aula in cui facevamo arte. C'era un campetto da basket, dove speravo di incrociare un tipo che mi piaceva parecchio. Aspettavo quel giorno solo per vedere lui che stava lì a giocare con i suoi amici. Passavamo in fila accanto al campetto, e facevo finta di niente e intanto lo guardavo. Come se potessi telepaticamente inviargli il messaggio che lo stavo osservando e se magari si girava mi faceva contenta, qualcosa del genere. Sorrido al pensiero della me dodicenne, tredicenne forse, che non andava a cercare la persona in questione, ma attendeva il giorno in cui probabilmente l'avrebbe visto. Che devozione! E soprattutto, che differenza a dodici anni, quando pensi di avere tutta …

Come la neve

Sto rimettendo assieme un po' di pezzi.  Per farlo ho dovuto cambiare alcune cose e ne è valsa la pena. Ho smesso di perdere tempo nei social alla ricerca di non so bene cosa. Di discutere con le persone che non hanno voglia di discutere. Di cercare di capire in quale modo voglio fare alcune cose. Mi sono messa a farle e basta. Riempio i tempi di cose utili, e quando il tempo rimane, lo uso in modo costruttivo: per riposare, per prendere fiato, per fare qualcosa di buono per me, oppure per giocare con mia figlia, per proporle cose nuove, o ancora per fare cose nuove io stessa. Sto cercando di aumentare la qualità, in tutto. È un impegno bello e che mi fa bene.

E poi ieri siamo andati in montagna. Con un gruppo di amici, abbiamo camminato due ore (con tratti di neve e ghiaccio, attrezzati di abiti tecnici e ramponcini, insomma, robe serie eh) fino a un rifugio, dove ho mangiato la mia dose annuale di cervo (almeno una volta all'anno il cervo deve finire nel mio piatto!) e poi …

Puzzle

So che mi riprenderò, ma mi sembra che quest'anno sia cominciato in salita. Non riesco a togliermi questa immagine dalla testa. E non c'è un motivo particolare, una causa negativa scatenante che abbia reso le cose difficili, o tristi, ma semplicemente una concatenazione di eventi normali, una quotidianità a cui non riesco ancora a dare una forma, che non riesco a plasmare a mia immagine e somiglianza. È un problema, perché nel frattempo i giorni si susseguono e in un modo o nell'altro li devi portare in fondo, ma mi sembra che se ogni giorno lo porto in fondo con fatica, quello successivo inizierà con ancora più fatica. È un circolo vizioso, lo so, e so anche che probabilmente basta girare una chiave nel punto giusto e comincerà pian piano a ritrovare tutto il suo giusto posto. È che quella chiave mi sembrava di averla trovata, ma forse, per come arrivo sfinita alla fine della giornata, non era la chiave giusta. Comunque la sensazione predominante è che ci sia qualcosa ch…