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Puzzle

So che mi riprenderò, ma mi sembra che quest'anno sia cominciato in salita. Non riesco a togliermi questa immagine dalla testa. E non c'è un motivo particolare, una causa negativa scatenante che abbia reso le cose difficili, o tristi, ma semplicemente una concatenazione di eventi normali, una quotidianità a cui non riesco ancora a dare una forma, che non riesco a plasmare a mia immagine e somiglianza. È un problema, perché nel frattempo i giorni si susseguono e in un modo o nell'altro li devi portare in fondo, ma mi sembra che se ogni giorno lo porto in fondo con fatica, quello successivo inizierà con ancora più fatica. È un circolo vizioso, lo so, e so anche che probabilmente basta girare una chiave nel punto giusto e comincerà pian piano a ritrovare tutto il suo giusto posto. È che quella chiave mi sembrava di averla trovata, ma forse, per come arrivo sfinita alla fine della giornata, non era la chiave giusta. Comunque la sensazione predominante è che ci sia qualcosa ch…
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5 minuti, ma un po' in sordina

Non mi sento molto in forma in questo inizio di anno, alla fine le vacanze non sono state molto riposanti, ho lavorato quasi ogni giorno, anche se per poche ore, e quando non lavoravo giocavo con la piccola che è un lavoro anche quello, soprattutto se l'altro è impegnato con il più grande... e così mi pare di essere arrivata alla fine e a questo inizio più stanca di quanto avrei voluto. Abbiamo festeggiato molto – e forse questo ha contribuito alla stanchezza, va detto – fra cene e pranzi da parenti, cene a casa con vari amici... e fra l'altro il tour deve ancora finire, quindi mi sa che guarderò al 7 gennaio come a un traguardo salvifico! Aggiungendo qualche piccolo fastidio e un vago raffreddore che mi fanno dormire malino, sento proprio di aver bisogno di fare qualcosa per me e per stare meglio. Non so bene cosa, perché i buoni propositi non fanno per me ed è meglio, in genere, se navigo un po' a vista. O forse no, forse devo impormi un programma che mi faccia sentire …

Una tradizione è una tradizione

No ragazzi, qui siamo quasi fuori tempo massimo e io ancora non ho postato il mitico post di Natale! Ci sono – forse – nuovi lettori che non conoscono l'unica tradizione di questo blog, ovvero, la pubblicazione della storia di Babbo Natale più bella di sempre. Questa storia non ho mai capito se il prof Carlo Bassi l'avesse riscritta con parole sue, copiata da qualche altra parte, o magari semplicemente tradotta dall'inglese. Il blog su splinder del prof è stato uno dei primi nei quali mi sono imbattuta quando ancora non sapevo cosa fosse un blog, quando da poco avevo iniziato il tirocinio da redattrice e cercavo qualche risposta a qualche dubbio di traduzione dall'inglese. Il suo blog non è più attivo da qualche anno, e da qualche anno – ho scoperto di recente – il prof in questione è deceduto. Ma so che è stato mentore per molti, e a lui devo qualche dritta su come rendere meglio in italiano una frase in inglese, la scoperta di Mordecai Richler, una battuta di Winsto…

Hic et nunc

Credo che tutti abbiano un luogo del cuore, intendo un posto dove ritrovano se stessi, la pace, riordinano le idee, calmano i nervi e placano la rabbia, piangono in pace o asciugano le lacrime. La cosa migliore sarebbe averne tanti, e di tutti i tipi, posti che puoi portarti dietro quando ti allontani da casa, oltre a quelli fisici dove andare quando ne hai bisogno. Io penso di averne tanti, di questi luoghi, e forse questo rispecchia il bisogno di averne, che probabilmente mi ha accompagnato negli anni, e il bisogno di crearne ovunque mi trovassi. Va da sé che anche qui, questo blog, è ormai diventato un posto del cuore, fra l'altro uno di quelli «trasportabili», dove mi sento bene e dove a volte vengo a scrivere, anche solo in bozze e senza pubblicare, per il solo piacere di farlo, e di farlo proprio qui. Eh sì, non tutti i post alla fine li pubblico, alcuni li inizio senza nemmeno finirli. Devo dire però che i post pubblicati sono tutti frutto dell'immediatezza, li rielabor…

Sfiorarsi

Voi siete innamorati? No, non dovete rispondere raccontandomi i fatti vostri, ovviamente, ma è una domanda che mi fa riflettere, soprattutto perché mi è capitato di recente di vedere diverse persone che sembravano unite dalle circostanze, dagli anni, dalle decisioni prese in passato più che dall'amore. Parlo proprio di essere innamorati davvero – be', ognuno a modo proprio, comunque. Non so cosa significhi universalmente, ciascuno di noi, suppongo, considera la questione in modo diverso, ma so che a parte non poter immaginare di condividere la mia vita con nessun altro se non con lui, ci sono tutta una serie di cose che faccio perché c'è lui, (anche) grazie a lui, oppure pensando a lui, pensando alla sua felicità. Non significa che sacrifico me, significa che far felice me stessa è un modo per far felice anche lui (e lo so anche perché è lui per primo a dirmelo). Ma anche viceversa. So, per esempio, che quando compro un vestito che mi sta bene, sono contenta per come mi v…

Il respiro

Il punto non è non aver nulla da dire o da scrivere, anzi, forse il punto è proprio il contrario: ci sono troppi pensieri che si affollano qui dentro (dito indice picchietta sulla tempia) e fatico a trovare il tempo (sguardo vola sulla scrivania che porta ancora i "cadaveri" di tutto il lavoro di un mese) per riassumerli. Perché buttarli lì così come sono sarebbe un profluvio inconsistente, mentre per impacchettarli bene ci vuole pazienza, tempo, e anche ispirazione. Poi, diciamoci la verità, ne ho talmente le palle piene di tutti questi opinionisti e di tutte queste opinioni che sembra avere chiunque e che vengono buttate lì, a volte secondo me abbastanza a casaccio e poco ponderate, per poi correggere il tiro o difendere anche l'indifendibile con ogni argomento possibile, che francamente preferisco tacere. E sono stata più volte tentata di dire qualcosa su qualche argomento di attualità che nelle ultime settimane ha provocato non poca cagnara (perché per la maggior par…

Thirty-four on the floor

Il 26 settembre ho compiuto gli anni e ho cercato di scrivere un post ma non ce l'ho fatta, perché ho passato tutto il giorno e anche la sera a lavorare come una matta. Il giorno dopo ci ho riprovato, ma un'urgenza lavorativa mi ha fatto fare la mezzanotte per il secondo giorno di fila. Poi ho rallentato, mi sono riposata, ho sfogato l'ansia accumulata lontana dal computer, ho pensato che tipo di festa organizzare e l'abbiamo finalmente fatta, questa festa, ieri 1° ottobre.  Compiere gli anni in mezzo alla settimana di solito mi fa perdere la verve di festeggiare con gli amici e mi limito a gozzovigliare in famiglia, ma stavolta, avendo passato quella che io definisco "la settimana di compleanno" peggiore della mia vita da che ricordi, non mi sono data per vinta.
Una grigliata di hamburger di scottona, salsicce, torta salata (per l'amico vegetariano) e verdure alla piastra, all'aperto grazie alla clemenza del clima, innaffiata di vino e birra. Dopo qu…